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Che cos’è il vino novello?

 

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Tutti noi abbiamo sentito nominare almeno una volta il vino novello. Ma quanti sanno cosa sia esattamente? Cosa lo differenzia da un qualsiasi altro vino?

Per rispondere a queste domande bisogna fare un salto in Francia. Il vino novello, non è infatti altro che una sorta di copia del francese Beaujolais nouveau. La caratteristica fondamentale che contraddistingue questo tipo di vino, è la particolare tecnica di vinificazione utilizzata per produrlo, ovvero la macerazione carbonica.

La tecnica prevede l’immissione di grappoli di uva interi, per un tempo relativamente breve, in un contenitore chiuso ermeticamente in cui viene immessa anidride carbonica. Per l’assenza di ossigeno si verifica un processo di fermentazione alcolica intracellulare che porta le cellule dell’uva al metabolismo anaerobio e trasforma gli zuccheri in alcol, con un forte consumo di acido malico e, a differenza di una fermentazione alcolica tradizionale, una produzione significativa di glicerolo.

Come suggerisce il nome l’uva non viene inizialmente pigiata, ma viene lasciata a macerare per qualche giorno a una temperatura intorno ai 30°. In questa fase l’alcol estrae dalla buccia il colore e le principali sostanze aromatiche, mentre il tannino è estratto in quantità limitata. Solo nella fase finale l’uva viene pigiata e l’eventuale residuo zuccherino trasformato in alcol con un metodo di vinificazione tradizionale.

Il risultato è un vino “facile”, beverino, poco tannico, dal colore vivo e acceso, dal gusto fresco, giovane e fragrante, che va bevuto entro pochi mesi dalla messa in commercio. Ci sono però delle differenze sostanziali tra il vino novello italiano e il Beaujolais nouveau francese.

Prima di tutto il Beaujolais viene messo tradizionalmente in commercio a partire dal terzo giovedì di novembre, mentre il vino novello in Italia dal 30 ottobre (fino a poco tempo fa era il 6 novembre).

Inoltre il vino dei cugini d’Oltralpe prevede l’uso di uve 100% Gamay, e l’utilizzo esclusivo della macerazione carbonica come metodo di vinificazione.

In Italia invece è consentito l’uso di ben 60 vitigni diversi, e le uve vinificate con il metodo della macerazione carbonica devono essere solo il 40% (inizialmente era appena il 30%), con la parte restante che può essere vinificata con tecniche tradizionali.

Mentre però la varietà dei vitigni è uno dei punti di forza del vigneto Italia, in questo caso può rappresentare un limite. Infatti i tempi di produzione molto brevi non consentono alle caratteristiche varietali di esprimersi al meglio, e l’uso di molti vitigni diversi spesso genera invece confusione, e non permette al vino novello di essere percepito con la specificità del Beaujolais.

La discrezionalità sulle tecniche di vinificazione utilizzabili infine influisce sia sulla specificità del vino novello che sulla sua qualità, visto che spesso e volentieri consente ai produttori di “tagliarlo” con avanzi di cantina.

E i numeri parlano chiaro: dal 2006 la produzione di vino novello è crollata quasi dell’80%, con il numero di bottiglie prodotte che è passato da 18 a 4 milioni. Continuando di questo passo, il vino novello potrebbe diventare presto un lontano ricordo. Anche se non sono pochi quelli che ne auspicano la fine, varrebbe davvero la pena dire addio al “vino d’autunno”?