Cosa: 12 mesi in rovere francese e americano
Perché: Per il sorso rotondo con tannini setosi
Perfetto con: Agnello alle erbe, tagliata al pepe verde
Cosa: 12 mesi in rovere francese e americano
Perché: Per il sorso rotondo con tannini setosi
Perfetto con: Agnello alle erbe, tagliata al pepe verde
Sudafrica
Alvi's Drift Wines International P O Box 126, 6849 Worcester, South Africa
Un vino che è in grado di unire la secolare tradizione europea con la vibrante energia della viticoltura sudafricana. Stiamo parlando del Reserve Drift Fusion di Alvi’s Drift. Il nome stesso della tenuta richiama un aneddoto storico del 1928, anno in cui il capostipite Albertus Viljoen van der Merwe, affettuosamente chiamato Alvi, realizzò un passaggio sul fiume Breede. Quella struttura artigianale, diventata celebre come Alvi’s Drift, permise l’unione della comunità locale e oggi simboleggia la filosofia della cantina: creare connessioni autentiche e fondere mondi diversi attraverso bottiglie memorabili. Questo vino si fregia del titolo di autentico Cape Blend, un'espressione tipica e regolamentata che valorizza l'identità vinicola del Paese. La massa è dominata dal Pinotage al 36,5%, il vitigno bandiera nato proprio in Sudafrica dall'incrocio tra Pinot Nero e Cinsaut. A sostenerne la struttura concorre una fitta trama di varietà internazionali: il Cabernet Sauvignon partecipa al 33%, lo Shiraz al 15%, il Petit Syrah al 7%, il Petit Verdot al 5% e infine il Grenache al 3,5%. Ciascuna uva apporta il proprio tassello fondamentale al mosaico finale, muovendosi tra potenza strutturale, freschezza e note speziate. Ogni vitigno viene raccolto a mano e vinificato separatamente per esaltarne i tratti varietali. Dopo una meticolosa macerazione sulle bucce, i percorsi si dividono. Alcune varietà affrontano rimontaggi tradizionali e fermentazioni in autoclave, mentre altre svolgono una fermentazione parziale per poi concludere il processo direttamente in legno. Il blend matura successivamente per 12 mesi in una combinazione di botti di rovere francese e americano, utilizzando per un terzo legni nuovi. Solo dopo questo riposo gli enologi scelgono meticolosamente le migliori partite per comporre la sinfonia finale. Intenso colore ciliegia nera, arricchito da un bordo rubino decisamente giovanile. Al naso l'impatto è ampio e stratificato. Emergono profumi ricchi di frutta nera matura, tra cui spiccano la prugna, l'amarena e il ribes nero, che si fondono a eleganti note di legno di cedro e spezie dolci. In bocca rivela un corpo rotondo e avvolgente. I sapori fruttati ritornano coerenti, sostenuti da tannini che si rivelano setosi ma decisi e da un'acidità ben bilanciata che dona dinamismo alla beva. Il finale è lungo, pulito e decisamente profondo. A tavola esige piatti di buona struttura. Funziona bene con un carrè d'agnello alle erbe aromatiche o una semplice tagliata di manzo al pepe verde.
Benvenuti nel cuore della Breede River Valley, a circa due ore di auto da Città del Capo, in Sudafrica. Qui, in un territorio dove la natura si esprime con una forza e una generosità dirompenti, sorge Alvi’s Drift, una cantina privata che custodisce una delle storie familiari e vitivinicole più affascinanti del panorama sudafricano. Tutto ha inizio nel 1928, quando il capostipite Albertus Viljoen van der Merwe, affettuosamente chiamato ancora oggi "Oupa Alvi" (nonno Alvi), acquistò un terreno fertile lungo le sponde del fiume Breede. Oupa Alvi non era un uomo qualunque: oltre a una visione lungimirante per l'agricoltura, era un pilastro della comunità e un grandissimo giocatore di rugby, tanto da aver segnato la prima storica meta degli Springboks (la nazionale sudafricana) contro gli All Blacks sul suolo africano. Nel 1930, per permettere ai residenti e ai lavoratori di attraversare il fiume in sicurezza, fece costruire un ponte a basso livello. Quella struttura divenne rapidamente nota a tutti come "Alvi’s Drift", ossia il guado di Alvi, un punto di riferimento che oggi dà con orgoglio il nome alla cantina, celebrando il forte legame con il territorio e lo spirito comunitario delle origini. Oggi la tenuta è guidata dalla terza generazione della famiglia, con Alvi van der Merwe, nipote del fondatore ed ex medico convertito alla terra, nel ruolo di winemaker, affiancato dal fratello Johan. La proprietà è un ecosistema immenso e pulsante: oltre ai circa 410 ettari di vigneti, ospita un moderno caseificio, frutteti, e persino una riserva di caccia privata in cui convivono liberamente specie autoctone come springbok, eland e struzzi.
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