Cosa: 100% Moscato bianco
Perché: Basta lasciar parlare il frutto
Perfetto con: Torta di nocciole, erborinati, bunet al cioccolato
Cosa: 100% Moscato bianco
Perché: Basta lasciar parlare il frutto
Perfetto con: Torta di nocciole, erborinati, bunet al cioccolato
Italia
I Romani la chiamavano "uva apiana" perché la sua dolcezza attirava le api. Duemila anni dopo, il Moscato non ha perso un grammo del suo fascino. San Marzano Oliveto è un paese di circa 900 anime sulle colline dell'Astigiano. Qui il Monferrato si fa più morbido. Le vigne crescono su suoli argilloso-sabbiosi con una bella quota di calcare e le escursioni termiche tra giorno e notte sono marcate. Questa combinazione è quasi perfetta per il Moscato bianco che matura bene, sviluppando zuccheri in abbondanza, conservando, però, grande acidità. Il risultato è un vino dolce che non stanca. Non a caso il Moscato d'Asti DOCG è uno dei vini dolci più bevuti al mondo. La sua zona di produzione copre oltre 9.700 ettari tra le province di Asti, Cuneo e Alessandria. Uva aromatica per natura, il Moscato porta nel bicchiere fiori, frutta e una vena di muschio. Non ha bisogno di molto per esprimersi. Serve solo non rovinarla. Per questo in cantina l'approccio è maniacale: solo fermentazioni spontanee, niente lieviti selezionati. Per il Moscato d'Asti la fermentazione si blocca prima che tutti gli zuccheri si consumino. Così il vino resta dolce e poco alcolico. Si imbottiglia fresco. Non passa in legno, non conosce lunghi soggiorni in vasca. Arriva in bottiglia velocemente, e in bottiglia è già pronto da bere. Nel calice è giallo paglierino, limpido. Al naso è diretto: miele, fiori bianchi, uva fresca, un tocco di salvia. Non ci sono sovrastrutture. In bocca è dolce ma non pesante. La bollicina è fine, quasi sussurrata. La chiusura è pulita, con un ricordo di pesca e mandorla. Un vino che dice quello che è senza girarci intorno. Per gli abbinamenti, la strada maestra è quella dei dolci da forno: crostate di frutta, torta di nocciole piemontese, amaretti. Volendo può anche accompagnare formaggi erborinati mentre, per restare in Piemonte, va senza dubbio accostato a un "bunet al cioccolato": un classico che non tradisce mai.
Oscar Farinetti e Piero Bagnasco sono due imprenditori che amano scommettere su progetti che hanno le carte in regola per diventare casi di successo. E uno di questi è senza dubbio Cascina Valle Asinari, giovane realtà piemontese nata dall’acquisto della storica azienda vitivinicola Bricco Asinari. Siamo a San Marzano Oliveto, ad Asti, dove Barbera e Nebbiolo sono le due varietà più coltivate. L’azienda può contare su un complessivo di 20 ettari in conversione bio. Tutto attorno, dolci colline ricoperte di vigne a perdita d’occhio. Fermentazioni spontanee con lieviti indigeni in vasche di cemento, lunghe maturazioni e affinamenti in legno sono gli ingredienti di uno stile che unisce perfettamente tradizione e modernità. Un bel progetto che va seguito con attenzione.
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