Cosa: Catarratto biologico
Perché: Per il suo gusto fresco e minerale
Perfetto con: Zuppa di pesce speziata, crostacei alla griglia e carni bianche
Cosa: Catarratto biologico
Perché: Per il suo gusto fresco e minerale
Perfetto con: Zuppa di pesce speziata, crostacei alla griglia e carni bianche
Italia
Tenute Rapitalà - Contrada Rapitalà, 90043, Camporeale PA
La brezza calda che risale dal mare verso le colline palermitane. In questo scenario idilliaco nasce l'Alcamo DOC Classico Vigna Casalj di Tenuta Rapitalà. La storica tenuta sorge a Camporeale, su rilievi che gli arabi un tempo chiamavano "Rabi-Allah", ovvero il giardino di Dio. In queste campagne la vite trova un habitat ideale. Le vigne, infatti, beneficiano di un clima fresco e di un'ottima ventilazione. L'azienda agricola rispetta il territorio lavorando in regime biologico certificato, gaantendo così la massima tutela per l'ambiente e per la biodiversità locale. La denominazione Alcamo DOC rappresenta una delle zone vitivinicole più storiche e prestigiose della Sicilia. La menzione "Classico" si riferisce solo al cuore antico della zona di produzione, dove la qualità raggiunge le punte più alte. Il vitigno protagonista in questo angolo di Sicilia è il Catarratto, qui vinificato in purezza. Questa varietà autoctona a bacca bianca dona vini dalla spiccata personalità, regalando grande freschezza, capacità di evoluzione e una ricchezza aromatica inconfondibile. Le uve vengono raccolte a fine settembre al massimo della maturazione. Per proteggere i profumi delicati si limita il contatto con l'ossigeno, mantenendo un'atmosfera controllata durante tutta la vinificazione. Dopo la pressatura soffice e la decantazione statica a freddo, inizia la fermentazione a bassa temperatura. Il processo dura oltre due settimane grazie a lieviti selezionati. Il vino effettua poi un passaggio in botti di rovere francese e successivamente riposa sui propri lieviti fino al mese di marzo, acquisendo struttura e morbidezza. Oro chiaro, al naso offre chiari riferimenti alla macchia mediterranea. Spiccano sentori di salvia, foglia di pomodoro e fiore di cappero. In bocca il gusto si presenta fresco e spiccamente minerale. Il corpo è rotondo, avvolgente e molto appagante. Sulla tavola si abbina bene con una cucina saporita e ricca. Pesci saporiti al forno e crostacei alla griglia, ma anche una zuppa di pesce ben speziata o carni bianche, come tacchino o coniglio in umido.
Tra le colline della Sicilia occidentale, dove la provincia di Palermo incrocia quella di Trapani, si trova Tenuta Rapitalà, un nome fascinoso che affonda le sue radici nell'arabo Rabat-Allah, ovvero il "giardino di Allah". La storia moderna di questa realtà iconica ha inizio nel 1968, all'indomani del devastante terremoto della Valle del Belice. In quel momento il Conte Hugues Bernard de la Gatinais, ufficiale della marina francese originario di Saint-Malo, e sua moglie, la palermitana Gigi Guarrasi, decidono di non cedere allo sconforto delle macerie, ma di piantare nuove radici. Il loro sogno era ambizioso e pionieristico: unire la raffinatezza e il savoir-faire enologico francese al calore e alla straordinaria vocazione della terra siciliana. Siamo nel territorio di Camporeale, una zona collinare baciata da un sole generoso e costante, continuamente accarezzata dalle brezze che soffiano dal mare. Oggi i 175 ettari di vigneto di Tenuta Rapitalà formano un vero e proprio mosaico di microclimi, altitudini e suoli differenti, che spaziano dai terreni più argillosi a quelli sabbiosi e calcarei. Questa fortunata conformazione geografica garantisce importanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, fondamentali per preservare l'acidità e la freschezza aromatica delle uve, regalando ai vini una grande concentrazione di profumi e un'eleganza strutturale non comune. La filosofia produttiva di Rapitalà si fonda su un principio semplice: ascoltare la natura e valorizzare l'identità di ogni singolo appezzamento attraverso una viticoltura sempre più orientata alla sostenibilità e al biologico. Negli anni 80 la tenuta è stata protagonista di una vera rivoluzione, dimostrando che accanto agli autoctoni d'eccellenza, come Catarratto e Nero d'Avola, anche le grandi varietà internazionali come Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Syrah potevano trovare in questo angolo di Sicilia un habitat ideale.
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