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Moët & Chandon

Correva l’anno 1743 quando Claude Moët fondò la sua Maison di Champagne. E fu subito un successo enorme, al punto che i vini di Claude Moët divennero i preferiti dalla corte del Re di Francia. Di mano in mano, di generazione in generazione, la cantina acquista il suo nome attuale e cresce incessantemente anno dopo anno, fino a diventare, ai primi del Novecento, leader incontrastata di tutta la denominazione della Champagne. E dopo aver consolidato la sua posizione praticamente in tutti i mercati del mondo, la maison inizia una politica di acquisizioni senza precedenti che la portano in relativamente pochi anni ad acquisire la maggior parte dei marchi del beverage francese, a partire da Ruinart e Lanson  e poco dopo alla fusione con Hennessy. La storia recente vede infine la nascita del più grande polo del lusso del mondo, l’attuale LVMH. Un gruppo che è l’unico a essere presente in tutti i più importanti settori del mercato dello lusso estremo.  Oggi Moët & Chandon può contare su poco meno di 1200 ettari vitati e cantine che si dipanano per oltre 28 chilometri nel sottosuolo. Una tappa irrinunciabile per le visite di tutti gli appassionati del mondo.

La Selezione

Ecco i nostri suggerimenti: un catalogo in costante aggiornamento da scoprire ogni giorno.

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IL CONSIGLIATO DELLA SETTIMANA

Houghton Crofters Margaret River Chardonnay

Il nome non tragga in inganno. "Crofter", letteralmente il contadino, non fa riferimento alle origini umili di questo vino. Tutt'altro. Questo Chardonnay, infatti, celebra la visione del fondatore dell'azienda Houghton, capace di dar vita a una delle più sorprendenti realtà vinicole dell'area di Margaret River, Western Australia. Si tratta, infatti, di un vino "importante" frutto di una attenta lavorazione. Si parte con una vendemmia notturna, quando il caldo allenta un po' la sua morsa, per poi proseguire con una fermentazione in barrique, con lieviti indigeni. Per aggiungere cremosità e morbidezza al risultato finale, inoltre, dopo la fermentazione il vino viene lasciato a lungo in contatto con le sue fecce sottili, mantenute in movimento grazie a frequenti "batonnage". Il risultato è uno Chardonnay complesso e articolato, con note che spaziano dagli agrumi al fico secco. Poi nocciole tostate, malto, brioche e latteria. In bocca, un sottile carattere minerale aggiunge complessità agli aromi. Il finale è particolarmente persistente.

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"Un giorno senza vino è un giorno perso e tutto è follia nel mondo ciò che non è piacere."

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