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Vino Chianti Classico DOCG

Come accade per la maggior parte dei vini storici, e ovviamente stessa sorte del Chianti semplice, vi sono diverse teorie circa l’origine del nome: secondo alcune testimonianze potrebbe derivare dal termine latino "clangor" (rumore), a ricordare il rumore delle battute di caccia, secondo altre versioni il nome deriverebbe dall'etrusco "clante", nome di famiglie etrusche diffuso nella zona. Esistono testimonianze etrusche e romane a dimostrare le antiche tradizioni vinicole, anche se i primi documenti in cui con il nome Chianti si identifica in una specifica zona di produzione di vino risalgono al XIII secolo, e si riferiscono alla Lega del Chianti, costituita a Firenze per regolare i rapporti amministrativi con i territori di Radda, Gaiole e Castellina, produttori di un vino rosso a base di sangiovese. Al 1398 risale il primo documento notarile in cui il nome Chianti appare riferito al vino prodotto in questa zona. È nel 1967 che ottiene come “Chianti” generico la denominazione d’origine controllata, convertita in denominazione d’origine controllata e garantita nel 1984, da cui poi si separa per diventare una DOCG autonoma e indipendente nel 1996, e riconoscibile dal simbolo del “Gallo Nero” che identifica il Consorzio del Chianti Classico.

Caratteristiche organolettiche del vino Chianti Classico DOCG

Di colore rosso rubino intenso con riflessi granata. In bocca si presenta di buona tannicità, asciutto, sapido, e vellutato. Speziato anche al naso, floreale a volte fino al balsamico se molto invecchiato, non nasconde profumi di frutti di bosco. La sua struttura è più complessa del Chianti “semplice”, robusta ed elegante. La selvaggina e i formaggi stagionati gli rendono onore, a patto che venga stappato almeno due ore prima della degustazione e ad una temperatura di circa 18° C.

Zone di produzione del vino Chianti Classico DOCG

La zona di produzione si trova in Toscana e comprende i comuni di Greve in Chianti (FI), Castellina in Chianti (SI), Gaiole in Chianti (SI), Radda in Chianti (SI) e parte del territorio dei comuni di Barberino Val d’Elsa (FI), San Casciano in Val di Pesa (FI), Tavarnelle Val di Pesa (FI), Castelnuovo Berardenga (SI) e Poggibonsi (SI).

Vitigni consentiti

Prodotto con uve Sangiovese minimo al 70%, Canaiolo nero massimo al 10%, possono inoltre concorrere alla produzione le uve a bacca rossa provenienti da vitigni idonei alla coltivazione nell'ambito della regione Toscana.

Norme di produzione

- Terreni: collinari, di conformazione calcarea, argillosa o mista sabbia e ciotoli,situati ad un'altitudine non superiore a 700 m s.l.m.
- La produzione massima di uva deve essere di 7,5 t / ha
- La resa massima di uva deve essere di 70%
- I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura non devono modificare le caratteristiche peculiari dell’uva e del vino
- È vietata ogni forma di allevamento su tetto orizzontale.
- Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 4.400 ceppi / ha
- Il titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere di 12% vol.
- È ammessa la tradizionale pratica enologica del governo all'uso toscano, che consiste in una lenta rifermentazione del vino appena svinato con uve dei vitigni autorizzati leggermente appassite
- È vietata qualsiasi pratica di forzatura
- È consentita la pratica dell’irrigazione di soccorso
- Richiede un invecchiamento almeno fino al 1º ottobre dell'anno successivo alla vendemmia
- Tutte le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOCG

 

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