Tra ottobre e novembre, mentre nelle cantine si chiude la vendemmia, le castagne arrivano nei mercati, nelle sagre e nei cartocci fumanti agli angoli delle strade. Ad accompagnarle, da secoli, c’è il vino novello: la tradizione di San Martino, l’11 novembre, mette insieme proprio le castagne e le prime bottiglie dell’annata.
Il motivo è più tecnico di quanto sembri. La castagna è dolce, farinosa e tende ad asciugare la bocca; un vino giovane, fresco e magari frizzante la pulisce e prepara il palato al boccone successivo. Ecco come scegliere la bottiglia giusta, dalle caldarroste ai dolci.
Come si cucinano le castagne (e cosa cambia nel bicchiere)
Il modo più diffuso è la cottura arrosto, in padella bucherellata sul fuoco o direttamente sulla brace: da qui il nome caldarroste. La tostatura accentua le note dolci e aggiunge un leggero amaro. Le castagne bollite, in alcune zone chiamate ballotte, sono più morbide e delicate. Poi ci sono i dolci: castagnaccio, Mont Blanc, marron glacé, torte con farina di castagne.
Ogni preparazione richiede un vino diverso, ma la regola di base resta la stessa: servono freschezza e pochi tannini. Un rosso molto tannico, sommato alla farinosità del frutto, lascia la bocca secca e ruvida.
Caldarroste: rossi giovani e vivaci
Con le caldarroste l’abbinamento più riuscito è un vino rosso giovane e frizzante: la bollicina e l’acidità sgrassano il palato, il frutto accompagna la dolcezza della castagna. La Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC di Tenuta Il Bosco è il classico lombardo: colore rubino violaceo, profumi di viola, amarena e prugna, una vena vivace che lascia la bocca pulita.
Con lo stesso spirito funzionano il Lambrusco, in particolare il Grasparossa, più ricco di frutto, e una Barbera giovane del Monferrato o d’Alba.
L’altro compagno storico delle caldarroste è il vino novello. Ottenuto con la macerazione carbonica, ha profumi intensi di frutti rossi e tannini quasi assenti; in Italia può essere messo in commercio dal 30 ottobre, giusto in tempo per le prime castagnate.
Castagne bollite: rossi leggeri e bianchi morbidi
Le castagne lesse sono più delicate e meno dolci delle caldarroste. Vanno bene rossi leggeri come un Dolcetto, un Lambrusco di Sorbara o un Pinot nero servito fresco. Chi preferisce il bianco può scegliere un vino morbido e leggermente aromatico, come un Gewürztraminer o una Malvasia secca, che richiamano le note dolci del frutto. Lo stesso vale per le preparazioni salate, come le zuppe di castagne e legumi.
Dolci alle castagne: vini dolci e passiti
Con i dessert la regola cambia: il vino deve essere dolce almeno quanto il piatto, altrimenti risulta amaro e acido. Il Recioto della Valpolicella Classico DOCG di Luciano Arduini, da uve appassite, accompagna bene castagne glassate, marron glacé e torte al cioccolato e castagne.
Con il castagnaccio, poco zuccherato e profumato di rosmarino, pinoli e uvetta, sta meglio un Vin Santo o un passito non troppo dolce. Con il Mont Blanc, cremoso e ricco di panna, prova un Moscato d’Asti: la bollicina leggera alleggerisce il dessert. Trovi altre idee tra i vini dolci e passiti del catalogo.
Vino e castagne: domande frequenti
Che vino si abbina con le castagne?
Con caldarroste e castagne lesse vanno bene rossi giovani, freschi e poco tannici, meglio se frizzanti: Bonarda, Lambrusco, Barbera, vino novello. Con i dolci a base di castagne servono vini dolci, come Recioto della Valpolicella, Vin Santo o Moscato d’Asti.
Si può bere vino bianco con le castagne?
Sì, soprattutto con le castagne bollite e con le preparazioni salate, come le zuppe. Scegli un bianco morbido e leggermente aromatico. Con le caldarroste, più tostate, il rosso giovane resta l’abbinamento più equilibrato.
Che vino abbinare al castagnaccio?
Il castagnaccio è poco dolce e ha note di rosmarino, pinoli e uvetta: un Vin Santo o un passito delicato lo accompagnano senza sovrastarlo. Evita i vini molto zuccherini, che lo farebbero sembrare amaro.
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