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Il vino senza solfiti è meglio di quello tradizionale?

La domanda del momento. Lo zolfo abbonda ultimamente più nei discorsi a sfondo vinoso che negli oscuri anfratti dell’Inferno. O meglio il diossido di zolfo, aka E220, aka anidride solforosa.

Si tratta nientedimeno che di un conservante, con funzioni anche antienzimatiche e antiossidanti. Può essere utilizzata come tale o nella forma dei suoi sali inorganici: solfiti, bisolfiti e metabisolfiti.

In genere però i comuni mortali tendono a raggruppare tutta sta pappardella in un unico termine: i famigerati “solfiti” (peraltro presenti in vari alimenti come la frutta secca o il prosciutto crudo).

Qualche volpe del marketing vinicolo ha capito che da qualche parte lì in mezzo si nasconde la gallina dalle uova d’oro: il vino senza solfiti.

E via con le campagne mediatiche e le etichette che pubblicizzano la magica proprietà a caratteri cubitali.Bene, per rispondere alla domanda che dà il titolo a questo post, il vino senza solfiti, semplicemente non esiste. Surprise surprise!

La legge prevede l’obbligo di indicare in etichetta la presenza di solfiti per quantità superiori ai 10 mg/l: praticamente tutti, in quanto anche senza aggiungerne nemmeno un po’, i lieviti naturalmente presenti nel vino producono SO2, in alcuni casi anche fino a 20-30 mg/l.

Quando si parla di “vino senza solfiti”, si intende senza solfiti aggiunti, e presenti in quantità totale inferiore ai 10 mg/l.

A questo punto è doveroso aprire una parentesi sui limiti di legge di contenuto totale di solforosa: per i vini “tradizionali”, il limite oscilla tra 150 e 400 mg/l, a seconda della tipologia, mentre per quelli biologici varia da 100 a 370 mg/l: praticamente la stessa quantità.

Inoltre non è obbligatorio indicare in etichetta la quantità esatta di solfiti contenuti nel vino, basta un generico “contiene solfiti”.

Ergo, è possibile che un vino tradizionale contenga meno solfiti di uno biologico.

Dunque mettetevi pure l’anima in pace: quando un vino contiene solfiti, cioè sempre, la forbice va dai 10 ai 400 mg/l senza la possibilità di fare grosse distinzioni, se non basandovi sul cerchio alla testa il mattino dopo.

Se ancora non dovesse bastare, sappiate che il limite di concentrazione di anidride solforosa, per essere considerata nociva, è di 1500 mg/l. E prima che insorgano manifestazioni tangibili (nausea, dolore, vomito), l’asticella sale fino a 3500 mg/l: bevete pure tranquilli…

 

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