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Vino Montefalco Rosso DOC

Grappoli di uva sangiovese su vitigno

L’uva sagrantino, presente in uvaggio nel Montefalco Rosso, è coltivata da secoli sulle pendici delle colline umbre. Così come il sangiovese, che ne costituisce la base. Mentre però il sagrantino è considerata una varietà autoctona, sono discordanti le ipotesi sull'origine del sangiovese. Alcuni infatti lo ritengono di provenienza spagnola, altri credono sia stato importato dai primi frati francescani, altri ancora che sia arrivato in Italia con i Saraceni.
Nel territorio di Montefalco, come testimoniano alcuni documenti del 1899, si cita una nuova realtà vitivinicola realizzata in Loc. Scacciadiavoli, presso il comune di Montefalco, dal principe Ugo Boncompagni, principale artefice della realizzazione di impianti ad alto indice di densità utilizzando i vitigni sangiovese, malvasia nera e trebbiano dorato. A quei tempi il vino rosso era costituito in prevalenza di sangiovese ed in misura minore da altre varietà a bacca rossa, come il sagrantino che ne rafforzava la struttura e l'intensità di colore, e da una percentuale di uva a bacca bianca locale.
Il disciplinare del 1979 rappresenta pertanto una fotografia dei vigneti di Montefalco dell'epoca: sangiovese dal 60% al 75%, sagrantino dal 5% al 10%, trebbiano toscano dal 15% al 20%, altre uve a bacca rossa fino ad un massimo del 15%. Successivamente è stato modificato il disciplinare prevedendo l'esclusione dei vitigni a bacca bianca. A fianco alla produzione dei vini rossi è stata richiesta la denominazione del Montefalco Bianco a cui contribuiscono i vitigni maggiormente diffusi nel territorio: grechetto, trebbiano toscano e trebbiano spoletino. Da qui la richiesta di denominazione che ha previsto il grechetto come vitigno principale (maggiore del 50%) affiancato dal trebbiano (20% - 30%) e da una porzione di altre uve a bacca bianca non aromatiche che è stata accolta dal Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali con il D.M. del 31/07/1993.

Caratteristiche organolettiche del vino Montefalco Rosso DOC

Il Montefalco Rosso DOC si presenta di colore rosso rubino caratteristico, mostra profumi delicati e vinosi, rendendolo di facile beva e accattivante. In bocca gradevolmente secco con note fruttate, che alleggeriscono una struttura importante ma non aggressiva. Facile l’abbinamento con primi piatti saporiti e moderatamente speziati e carni alla griglia.

Zone di produzione del vino Montefalco Rosso DOC

Il territorio consentito comprende i comuni di Montefalco, Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell'Umbria e Gualdo Cattaneo.

Vitigni consentiti

Minimo 60 - 70% sangiovese, massimo 10 - 15% sagrantino, per la rimanente parte altri vitigni a bacca rossa non aromatici della provincia di Perugia.

Norme di produzione

- La produzione massima di uva deve essere di 11 t / ha
- Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 3.500 ceppi / ha
- Il titolo alcolometrico volumico naturale minimo deve essere di 12% vol.
- Richiede un invecchiamento di almeno 18 mesi, che raggiunge i 30 mesi, con 12 in botti di legno, per la tipologia Riserva
- Tutte le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOC

 

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Immagine offerta bottiglia di Polisia Vigneti Vallorani - Svinando
Bottone Scopri
Rosso Piceno DOP Polisia
2010, Vigneti Vallorani, Marche

La rinascita della viticoltura passa attraverso l'impegno e passione di giovani come Rocco Vallorani. Gli studi in enologia, le esperienze in Toscana, Oregon e Nuova Zelanda ne hanno fatto crescere la passione per il vino e la vite, passione che l'ha portato a ritornare nella sua Colli del Tronto. Un territorio ancora poco conosciuto, ma che offre profumi stupendi.
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Falerio DOP Avora
2010, Vigneti Vallorani, Marche

Il nome di questo vino deriva da un ricorrente errore di trascrizione di un'espressione dialettale. I terreni esposti a est, soggetti alla Bora, sono detti ‘da Bora’. Nel dialetto marchigiano la v sostituisce la b, quindi 'da bora' diventa 'da vora'. Sono frequenti i casi in cui alcuni agricoltori hanno descritto i propri appezzamenti esposti a est come ‘Avora’.
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