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Svinando

In Alto i Calici: Corso di Degustazione (6 di 6)

CONCLUSIONI

L’ARMONIA DI UN VINO

Il viaggio è terminato, è giunto il momento di fissare le emozioni e trasformarle in ricordi. Ripercorriamolo a mente, abbandonando il calice, a partire dall’idea che ci ha spinto ad intraprenderlo. Ci siamo messi in marcia attrezzati al meglio, e abbiamo mangiato il panorama con i nostri sensi, attenti a non farci sfuggire nulla.

Riviviamo gli splendori che si sono mostrati ai nostri occhi: la schiettezza e la vivacità dei colori, delle forme e dei movimenti. Quasi percepiamo di nuovo il carattere dei profumi, la loro forza e varietà. Infine ravviviamo il gusto di sentirlo al palato, che con la lingua e la bocca intera l’ha custodito per poco e l’ha memorizzato per sempre.

Il rapporto in eccellenza tra le tre soste del viaggio, tra i piaceri della vista, del naso e della bocca, che abbiamo imparato a chiamare analisi visiva, olfattiva e gusto-olfattiva, è ciò che viene definito come armonia di un vino, termine preso in prestito dalla musica, per ricordarci che, non a caso, una buona orchestra è composta da ottimi elementi. Solo nel caso in cui siano tutte premiate e apprezzate possiamo considerarlo armonico.

Come in altri momenti del viaggio, ma con maggior vigore, non ammettiamo che una tappa stoni in mezzo alle altre, che non esprima i suoi dettagli, perché non è previsto il concetto di tappa di transizione (allora di malavoglia definiremmo il nostro vino poco armonico, e non saremmo nemmeno soddisfatti nel regalargli un abbastanza armonico): vogliamo che qualsiasi tipologia di percorso venga goduta nella sua interezza, ogni sosta deve meritare le nostre emozioni, ed accompagnarci alle conclusioni finali.

STATO EVOLUTIVO E ABBINAMENTI

A una signora non bisogna chiedere l’età, mentre ad un vino appena degustato bisogna attribuirla. Non stiamo dicendo di indovinare l’anno di vendemmia, il periodo di invecchiamento e affinamento e nemmeno la durata delle fasi produttive, ma dopo aver delineato tutti gli aspetti, fase dopo fase, è indispensabile concludere i nostri giudizi determinandone lo stato evolutivo.

Andremo quindi ad usare il termine immaturo per bocciare un vino, quando lo troveremo più vicino ad essere succo che non nettare, perché deve ancora farsi le ossa in bottiglia, se non addirittura negli stadi antecedenti, prima di prendere forma giacendo in cantina. Ci rammaricheremo di averne colto solamente le potenzialità, rimaste ahimè ancora inespresse e soppiantate da nette sensazioni di uva appena spremuta e di fermentazione incompleta.

Chiameremo giovane un nettare compiuto, ma ancora non rotondo, spesso dall’acidità sfrontata anche se non sgradevole, oppure dagli zuccheri vivaci seppur non stucchevoli. Pronto invece ci invita a cogliere l’attimo. Possiamo godere appieno di tutte le sensazioni che ci vorrà far provare.

Se amiamo i toni eleganti dei vini invecchiati, ci crogioleremo in nettari maturi, vellutati ed eterei.

Lasceremo ben volentieri ad altri quelli ormai vecchi, disdegnandoli o, se proprio obbligati, sorseggiandoli a denti stretti, preallertati alla vista da tonalità ambrate inconsuete e confermati da fragranze rovinate e sapori che ricordano a fatica gli splendori del passato.

Anche i ricordi del viaggio appena terminato volgono ad una loro conclusione, che non è altro che un nuovo inizio: l’abbinamento con un cibo. Le caratteristiche del vino richiamano, attraggono, e sposano un piatto. Se ci affideremo al motto stessa aria, stessa terra difficilmente resteremo delusi. Se invece vorremo trasformare l’incontro in un nuovo viaggio, da preparare con altrettanta cura, occorrerà una nuova rubrica interamente dedicata. In Alto I Calici.

Continua il Corso con gli altri episodi

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